Iosif Stalin
Fatti chiave
- Nasce Iosif Džugašvili il 18 dicembre 1878 a Gori, in Georgia, figlio di un calzolaio
- Segretario generale del Partito comunista dal 3 aprile 1922
- Avvia nel 1928 il primo piano quinquennale e poi la collettivizzazione forzata delle terre
- Ordina il Grande Terrore (1936-1938), con circa 700.000 esecuzioni
- Firma con Hitler il patto Molotov-Ribbentrop il 23 agosto 1939
- Guida l'URSS nella seconda guerra mondiale, dall'invasione tedesca alla presa di Berlino
- Muore il 5 marzo 1953; Chruščëv ne denuncia i crimini nel 1956
Biografia
Iosif Stalin (1878-1953) guidò l'Unione Sovietica per quasi trent'anni, dalla morte di Lenin nel 1924 fino alla propria morte nel 1953. Artefice di un'industrializzazione a tappe forzate e vincitore della Germania nazista, fu anche responsabile di una delle repressioni più sanguinose del Novecento: carestie, deportazioni, campi del Gulag ed esecuzioni di massa.
Nato Iosif Vissarionovič Džugašvili il 18 dicembre 1878 a Gori, in Georgia, allora provincia dell'Impero russo, era figlio di un calzolaio. Allievo del seminario ortodosso di Tiflis, che lasciò nel 1899, si dedicò all'attività rivoluzionaria clandestina al fianco dei bolscevichi di Lenin: scioperi, propaganda e l'assalto armato a un convoglio di denaro a Tiflis nel 1907. Arrestato e confinato più volte in Siberia, dal 1913 firmò con lo pseudonimo di Stalin, dalla parola russa che significa acciaio. Commissario del popolo per le nazionalità dopo la Rivoluzione d'ottobre, il 3 aprile 1922 divenne segretario generale del Partito comunista, carica che gli diede il controllo dell'apparato.
Nonostante l'avvertimento di Lenin, che nel suo «testamento» raccomandava di allontanarlo, dopo il 1924 eliminò uno dopo l'altro i suoi rivali: Trockij fu espulso dal partito nel 1927, esiliato dall'URSS nel 1929 e assassinato in Messico nel 1940. Dal 1928 i piani quinquennali industrializzarono il paese a un ritmo frenetico, mentre la collettivizzazione delle terre, imposta con la violenza, provocò nel 1932-1933 una carestia che fece diversi milioni di morti, soprattutto in Ucraina e in Kazakistan. Durante il Grande Terrore del 1936-1938 circa 700.000 persone furono giustiziate e centinaia di migliaia di altre deportate nel Gulag, mentre il culto della sua personalità invadeva la vita pubblica.
Il 23 agosto 1939 concluse con Hitler il patto Molotov-Ribbentrop, che gli permise di annettere la Polonia orientale e i paesi baltici. Colto di sorpresa dall'invasione tedesca del 22 giugno 1941, diresse poi la guerra dal Cremlino; la vittoria di Stalingrado, nel febbraio 1943, segnò la svolta del conflitto, e l'Armata Rossa prese Berlino nel maggio 1945. Alle conferenze di Teheran, Jalta e Potsdam ottenne una sfera d'influenza sull'Europa orientale, che i regimi comunisti avrebbero dominato per oltre quarant'anni. La guerra costò all'URSS circa 27 milioni di morti; nel 1949 il paese si dotò della bomba atomica, all'inizio della guerra fredda.
Stalin morì il 5 marzo 1953 nella sua dacia di Kuncevo, vicino a Mosca, a settantaquattro anni. Nel febbraio 1956 Nikita Chruščëv ne denunciò i crimini e il culto della personalità davanti al XX Congresso del partito; il suo corpo imbalsamato, esposto accanto a quello di Lenin nel mausoleo della Piazza Rossa, ne fu rimosso nel 1961. Ancora ammirato da una parte dei russi come il vincitore della guerra, resta per gli storici il responsabile di milioni di morti.