Camillo Benso di Cavour

Camillo Benso di Cavour

1810 – 1861 Politica Era contemporanea

Fatti chiave

  • Nasce il 10 agosto 1810 a Torino, in una famiglia della nobiltà piemontese
  • Fonda nel 1847 il giornale Il Risorgimento
  • Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna dal 1852
  • Porta il Piemonte nella guerra di Crimea nel 1855
  • Ottiene a Plombières (1858) l'alleanza di Napoleone III contro l'Austria
  • Primo presidente del Consiglio del Regno d'Italia, proclamato il 17 marzo 1861
  • Muore a Torino il 6 giugno 1861, meno di tre mesi dopo la proclamazione del regno

Biografia

Camillo Benso, conte di Cavour (1810-1861), fu l'architetto politico dell'Unità d'Italia. Presidente del Consiglio del Regno di Sardegna, condusse un'abile diplomazia che in meno di dieci anni fece di un piccolo regno alpino il nucleo del Regno d'Italia, proclamato poche settimane prima della sua morte.

Nato il 10 agosto 1810 a Torino, allora annessa all'Impero francese, in una famiglia della nobiltà piemontese, ebbe il francese come prima lingua. Ufficiale del genio, lasciò giovane l'esercito, viaggiò in Francia e in Inghilterra e si appassionò al liberalismo, all'economia politica e al progresso tecnico. Modernizzò le tenute di famiglia e nel 1847 fondò il giornale Il Risorgimento, che avrebbe dato il nome al movimento nazionale.

Deputato nel 1848, ministro dell'Agricoltura e del Commercio e poi delle Finanze dal 1850, divenne presidente del Consiglio nel novembre 1852 grazie a un'alleanza con il centro-sinistra, il «connubio». Sviluppò le ferrovie, il credito e il libero scambio, e ridusse il peso della Chiesa sopprimendo numerosi ordini religiosi. Per far sentire la voce del Piemonte, lo portò nel 1855 nella guerra di Crimea a fianco di Francia e Regno Unito, ottenendo così un posto al congresso di Parigi del 1856.

Nel 1858, a Plombières, ottenne da Napoleone III la promessa di un'alleanza contro l'Austria in cambio di Nizza e della Savoia. La guerra del 1859 diede la Lombardia al Piemonte, ma l'armistizio di Villafranca, concluso senza di lui, lo spinse a dimettersi. Tornato al potere nel gennaio 1860, fece ratificare con plebisciti l'annessione dell'Italia centrale, lasciò agire Garibaldi in Sicilia e poi inviò l'esercito piemontese nello Stato Pontificio per mantenere il controllo del movimento. Il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d'Italia, di cui Cavour divenne il primo presidente del Consiglio.

Cavour morì a Torino il 6 giugno 1861, a cinquant'anni, senza vedere Roma né Venezia unite all'Italia. Lasciò la formula «libera Chiesa in libero Stato», che riassume la sua concezione liberale dei rapporti tra religione e potere. Con Garibaldi, Mazzini e Vittorio Emanuele II è annoverato tra i «padri della patria».

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