Giuseppe Garibaldi
Fatti chiave
- Nasce il 4 luglio 1807 a Nizza, allora francese, in una famiglia di marinai
- Condannato a morte in contumacia nel 1834 dopo un'insurrezione fallita in Piemonte
- Combatte per una dozzina d'anni in America del Sud, in Brasile e poi in Uruguay
- Difende la Repubblica Romana contro l'esercito francese nel 1849
- Conquista la Sicilia e Napoli con la spedizione dei Mille nel 1860
- Consegna il Regno delle Due Sicilie a Vittorio Emanuele II a Teano, il 26 ottobre 1860
- Muore sull'isola di Caprera il 2 giugno 1882
Biografia
Giuseppe Garibaldi (1807-1882) è il più celebre eroe del Risorgimento, il movimento che portò all'Unità d'Italia. Combattente per la libertà su due continenti, detto l'«eroe dei due mondi», conquistò il Regno delle Due Sicilie con un migliaio di volontari prima di consegnarlo al re Vittorio Emanuele II.
Nato il 4 luglio 1807 a Nizza, allora francese, in una famiglia di marinai, navigò fin da ragazzo. Conquistato dalle idee di Giuseppe Mazzini e della Giovine Italia, partecipò nel 1834 a un tentativo insurrezionale in Piemonte; condannato a morte in contumacia, si rifugiò in America del Sud. Vi combatté per una dozzina d'anni, prima per la repubblica separatista del Rio Grande do Sul, in Brasile, poi per l'Uruguay contro l'Argentina di Rosas, alla guida di una legione italiana vestita di camicie rosse. Lì conobbe Anita, che divenne sua compagna d'armi e sua moglie.
Rientrato in Italia nel 1848, combatté contro gli austriaci e nel 1849 difese la Repubblica Romana contro l'esercito francese venuto a restaurare il papa. Dopo la caduta di Roma fuggì attraverso l'Italia centrale, inseguito da diversi eserciti; Anita morì durante la ritirata. Dopo un nuovo esilio si schierò con la monarchia sabauda e nel 1859 comandò i Cacciatori delle Alpi contro l'Austria. Nel maggio 1860 sbarcò a Marsala con un migliaio di volontari, i «Mille», conquistò la Sicilia ed entrò a Napoli a settembre. Il 26 ottobre, a Teano, consegnò le sue conquiste a Vittorio Emanuele II, permettendo la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861.
Garibaldi restò ossessionato da Roma, che il nuovo Stato non osava togliere al papa, protetto dalla Francia. Nel 1862 fu ferito e arrestato dall'esercito italiano sull'Aspromonte; combatté di nuovo contro l'Austria nel 1866 e nel 1867 la sua marcia su Roma fu fermata a Mentana dalle truppe pontificie e francesi. Nel 1870-1871 si batté a fianco della giovane Repubblica francese contro la Prussia, al comando dell'Armata dei Vosgi, e fu eletto all'Assemblea nazionale, dalla quale si dimise subito. Ritiratosi sull'isola di Caprera, a nord della Sardegna, vi morì il 2 giugno 1882.
Figura popolare e disinteressata, che dopo il 1860 rifiutò onori e ricchezze, Garibaldi è diventato uno dei simboli dell'Italia unita e della lotta per la libertà dei popoli. Quasi ogni città italiana ha una via o una piazza a lui dedicata, e la sua memoria resta viva in America del Sud, soprattutto in Brasile e in Uruguay.